<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description></description><title>Antipova</title><generator>Tumblr (3.0; @annaantipova)</generator><link>http://annaantipova.tumblr.com/</link><item><title>Mi pareva, a sentirlo, che tutto fosse andato proprio come diceva lui. Gli eventi di quegli anni...</title><description>&lt;p&gt;Mi pareva, a sentirlo, che tutto fosse andato proprio come diceva lui. Gli eventi di quegli anni erano accaduti uno dietro l&amp;#8217;altro senza mai perdere d&amp;#8217;occhio la sua vita, sostanza preziosa da preservare. Se c&amp;#8217;era un disegno di cui non si lagnava mai, questo era proprio il disegno della provvidenza. Non riusciva a convincersi che i fatti venissero giù a pioggia, casualmente, senza badargli. Era sicuro invece che grandi e piccoli avvenimenti obbedissero ad un motivo di fondo, la cifra del suo destino. Cosa che cercava di dimostrare a se stesso, ai parenti, agli amici e a noi figli, componendo una trama estrosa dentro cui vero era sempre e soltanto ciò che sul momento gli appariva necessario.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt;Via Gemito, Domenico Starnone&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/50448883117</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/50448883117</guid><pubDate>Wed, 15 May 2013 00:17:46 +0200</pubDate></item><item><title>Seguiva un suo filo: -Alla tragedia, - disse, - si arriva solo con un&amp;#8217;adesione totale alla...</title><description>&lt;p&gt;&lt;br/&gt;Seguiva un suo filo: -Alla tragedia, - disse, - si arriva solo con un&amp;#8217;adesione totale alla vita, alla realtà umana, un&amp;#8217;adesione gioiosa, senza riserve, senza nessuna delle nostre polemiche intellettuali. Non può darsi tragedia senza il senso della felicità. Riusciremo a essere veramente tragici solo se riusciremo a esprimere la gioia di vivere dell&amp;#8217;umanità -. Questo elogio del piacere di vivere veniva pronunciato dal mio interlocutore in tono grave, come suo solito. Egli è un uomo cupo, melanconico, che non sorride mai.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-Ma la vita è terribile! - protestavo io, scoppiando a ridere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci guardammo intorno. Ci eravamo dati appuntamento in un luogo che non è consueto nè a lui nè a me: uno dei caffè di Via Veneto, a Roma, la strada che è diventata famosa per la &amp;#8220;dolce vita&amp;#8221; internazionale, e dove tutto sa di imbecillità e noia, luogo dove si intrecciano gli scandali brillanti e tutto invece sembra insapore e lontano dai sensi, come un limbo innocente e funereo, un paese dei morti, dai colori illusoriamente allegri. Parlavamo della tragedia e della felicità, e intorno avevamo questo scenario di finta gioia di vivere, di finta eccitazione, di finta ricchezza; un fiume d&amp;#8217;auto immobilizzate dal solito ingorgo del traffico che impazzava a frizione schiacciata in un concerto di clackson, le donne più belle del mondo andavano incontro ad amori stolti, le vetrine esponevano merci inutilmente perfette. Sotto di noi si spalancava un abisso vuoto. E lì seduto, in quel pomeriggio romano, con questo scrittore, che si chiama Carlo Cassola, l&amp;#8217;autore di &lt;em&gt;Fausto e Anna&lt;/em&gt; e di &lt;em&gt;La ragazza di Bube&lt;/em&gt;, lo scrittore che in mezzo a questa nostra Italia che esplode d&amp;#8217;euforia e di modernità, continua a scrivere magre e austere storie provinciali di sottile malinconia.&lt;br/&gt;-Il nostro tempo&amp;#8230; Riuscirà a esprimere veramente il nostro tempo chi saprà voltargli le spalle, chi cercherà le cose che restano, non gli aspetti passeggeri&amp;#8230; - diceva Cassola.&lt;br/&gt;-Ma bisogna viverlo, questo tempo, buttarcisi dentro, patirlo&amp;#8230; - dicevo io.&lt;br/&gt;-No, bisogna opporgli un rifiuto, non accettare le sue ragioni, non leggere nemmeno il giornale, - diceva Cassola.&lt;br/&gt;E io: -La letteratura di domani sarà quella che potrà nascere da noi continuamente distratti, ansiosi, divoratori di carta stampata, innervositi dagli ingorghi del traffico stradale&amp;#8230;&lt;br/&gt;E Cassola: -Tutti gli scrittori in cui noi abbiamo trovato una vera immagine dei loro tempi erano invece considerati dai loro contemporanei come scrittori fuori del tempo, solo perchè erano fuori dalle mode&amp;#8230;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Così continuiamo a discutere, lentamente ma ostinatamente, io per far arrabbiare Cassola ma anche un po&amp;#8217; credendo a quello che dico, Cassola perchè crede a quello che dice, ma anche un po&amp;#8217; per farmi arrabbiare. Poi ci separiamo, lui torna alla piccola città toscana dove fa il professore, alla sua vita tranquilla, solitaria, assorta, a leggere e rileggere i suoi classici; io torno alla grande casa editrice dell&amp;#8217;Italia del Nord dove lavoro, a divorare il mare di carta che si stampa nel mondo spesso inutilmente, torno alla vita sempre in movimento e a nervi tesi dell&amp;#8217;attività industriale, senza mai un minuto di pausa, di concentrazione. Lui per raggiungere eterne verità umane ritorna a raccontare i lunghi pomeriggi casalinghi delle ragazze di campagna; io per esprimere il ritmo della vita moderna non trovo di meglio che raccontare battaglie e duelli dei paladini di Carlomagno.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Chi di noi è fuori dalla realtà?&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt;Dialogo di due scrittori in crisi&lt;br/&gt;Una pietra sopra, Italo Calvino&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/50186703265</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/50186703265</guid><pubDate>Sat, 11 May 2013 21:12:00 +0200</pubDate></item><item><title>
L’ossessione conserva, l’amore rende irriconoscibili; l’ossessione frammenta, l’amore aderisce;...</title><description>&lt;p&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;
 &lt;w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"&gt;
 &lt;/w:LatentStyles&gt;
&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt;
&lt;style&gt;
 /* Style Definitions */
 table.MsoNormalTable
	{mso-style-name:"Tabella normale";
	mso-tstyle-rowband-size:0;
	mso-tstyle-colband-size:0;
	mso-style-noshow:yes;
	mso-style-parent:"";
	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
	mso-para-margin:0cm;
	mso-para-margin-bottom:.0001pt;
	mso-pagination:widow-orphan;
	font-size:10.0pt;
	font-family:"Times New Roman";
	mso-ansi-language:#0400;
	mso-fareast-language:#0400;
	mso-bidi-language:#0400;}
&lt;/style&gt;
&lt;![endif]--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;L’ossessione conserva, l’amore rende irriconoscibili; l’ossessione frammenta, l’amore aderisce; l’ossessione è tiranna, l’amore è servo dell’uguaglianza. L’amore non ha ritorno, l’ossessione non parte mai. L’ossessione è nemica del tempo, l’amore vi affonda i suoi artigli; l’ossessione è eterna, l’amore è unico perché finisce. L’ossessione è monotona come il potere, l’amore è difficile come il mondo; l’ossessione si accanisce per gli occhi di un Altro, l’amore è personale; l’ossessione è imperialistica, fa di ogni stanza casa sua; l’amore disorienta, espatria. Dell’amore sono un novizio, non ne intuisco che l’astratto beneficio terapeutico, mentre l’ossessione mi si è infiltrata nelle ossa fin dall’infanzia. L’amore lo indovino di spalle, non ne ho mai retto lo sguardo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;Troppi paradisi, Walter Siti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/49810373102</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/49810373102</guid><pubDate>Tue, 07 May 2013 01:34:23 +0200</pubDate></item><item><title>Domenica mattina, Piazza Madama, nessun mercato. Guardo in direzione del centro. Il 18 è al semaforo...</title><description>&lt;p&gt;Domenica mattina, Piazza Madama, nessun mercato. Guardo in direzione del centro. Il 18 è al semaforo di Corso Vittorio.&lt;br/&gt;Vedo un tizio attraversare la piazza. E’ solo. Coppola schiacciata e passo svelto. Viene verso la fermata.&lt;br/&gt;Lo guardo e non ho dubbi, è Carlo Delle Piane. Occhi piccoli, mento stretto, Carlo Delle Piane. Non è lui, ma è Carlo Delle Piane. Mi chiedo, Dove stai andando Carlo Delle Piane?&lt;br/&gt;Il 18 accosta, Carlo Delle Piane non corre verso la fermata. Non deve prendere il 18. Ma dove sta andando? Lo saluto senza fare alcun gesto. Salgo con una domanda e decido di prendermi in giro: ma che risposte vuoi avere tu?&lt;br/&gt;Il 18 si muove.&lt;br/&gt;C’è un cinese alle mie spalle. Ha una targhetta sul petto, penso, non ho mai visto un cinese con una targhetta sul petto. So chi sei, gli vorrei dire, eppure non so dove stai andando.&lt;br/&gt;Leggo, &lt;em&gt;Yang.&lt;br/&gt;&lt;/em&gt;Rido.&lt;br/&gt;Il 18 manca l&amp;#8217;onda verde.&lt;br/&gt;Ci fermiamo al semaforo.&lt;br/&gt;Guardo fuori e sento, il cuore, scoppiare.&lt;br/&gt;Vedo Carlo Delle Piane correre sul marciapiede.&lt;br/&gt;Prego che il semaforo resti rosso.&lt;br/&gt;Il 18 riparte e perdo l’equilibrio, stringo Yang.&lt;br/&gt;E in uno sguardo, il momento che aspettavo.&lt;br/&gt;Carlo Delle Piane si ferma davanti ad una farmacia chiusa.&lt;br/&gt;Per un attimo, penso, ho creduto davvero di sapere dove stesse andando.&lt;br/&gt;Così lo ringrazio per aver corso. Per aver in qualche modo risposto a ciò che avevo chiesto.&lt;br/&gt;Yang sorride.&lt;br/&gt;Lascio la presa.&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/49586221061</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/49586221061</guid><pubDate>Sun, 05 May 2013 23:56:00 +0200</pubDate></item><item><title>Mi chiamo Walter Siti, come tutti. Campione di mediocrità. Le mie reazioni sono standard, la mia...</title><description>&lt;p&gt;Mi chiamo Walter Siti, come tutti. Campione di mediocrità. Le mie reazioni sono standard, la mia diversità è di massa. Più intelligente della media, ma di un&amp;#8217;intelligenza che serve per evadere. Anche questa civetteria di mediocrità è mediocre, come i ragazzi di borgata che indossano a migliaia le T-shirts con su scritto &amp;#8216;original&amp;#8217;; notano la contraddizione e gli sembra spiritosa. L&amp;#8217;eccezionalità occupa i primi cinque centimetri, tutto il resto è comune. Se non fossi medio troverei l&amp;#8217;angolatura per criticare questo mondo, e inventerei qualcosa che lo cambia.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt;Troppi paradisi, Walter Siti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/49358886673</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/49358886673</guid><pubDate>Wed, 01 May 2013 16:04:19 +0200</pubDate></item><item><title>A Comédia de Deus&amp;#8216;Un muover d&amp;#8217;occhi languido e pietoso, senza obbiettivo. Un riso tenue,...</title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;A Comédia de Deus&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&amp;#8216;Un muover d&amp;#8217;occhi languido e pietoso, senza obbiettivo. Un riso tenue, onesto, come se fosse studiato. Umile il gesto, moderato ogni volta e contegnoso. Un atteggiarsi calmo e dignitoso. Un posare con atto grave, e modesto. Un&amp;#8217;avvenenza schietta, il segno manifesto di grazie in un numero copioso. Un renitente osare, una dolcezza, un temer non so che. Un umor sereno, un lungo rassegnato patimento. Tale specie celeste di bellezza ebbe la Circe, che col suo veleno, la mente mi sconvolse e il sentimento.&amp;#8217;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/49309743997</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/49309743997</guid><pubDate>Wed, 01 May 2013 00:48:15 +0200</pubDate></item><item><title>Pensieri importanti
Vorrei parlarvi di questa sensazione. Di quella che sento quando vado in bagno,...</title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Pensieri importanti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vorrei parlarvi di questa sensazione. Di quella che sento quando vado in bagno, e di quando quelle rare volte che mi lavo le mani, mi ritrovo a cercare con le dita i fazzoletti di carta, quelli che dovrebbero uscire in via sequenziale, senza interruzioni per intenderci. Sono leggermente china e ho le mani bagnate, e con l&amp;#8217;indice cerco di smuovere il più possibile la situazione, lì attraverso la fessura di quella cassetta di latta. Faccio pressione, tento una presa con l&amp;#8217;unghia, sfrego la carta. Ma sento che niente si sta muovendo, così ci riprovo. Vado in profondità, e quando sembra che ci abbia messo tutta la determinazione del mondo, ecco che succede. Riesco ad afferrare un fazzoletto. Così lo trascino fuori, e sento un immensa soddisfazione. In un attimo capisco. Devo essere lesbica.&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/49173653043</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/49173653043</guid><pubDate>Mon, 29 Apr 2013 14:10:45 +0200</pubDate></item><item><title>Non pensavo che potesse succedere. Non pensavo che del cotone blu, quasi nero, potesse arricciarsi...</title><description>&lt;p&gt;&lt;span class="userContent"&gt;Non pensavo che potesse succedere. Non pensavo che del cotone blu, quasi nero, potesse arricciarsi in piccoli batuffoli e abbracciare così i fiori della mimosa.&lt;br/&gt;Ricordo, una volta in casa, di essermi fermata. Allora tutto tornava.&lt;br/&gt; Guardai i punti in cui il cotone si era st&lt;span class="text_exposed_show"&gt;retto al giallo, provai a dividerli. Poi mi chiesi perchè avrei dovuto farlo. In realtà sapevo che l&amp;#8217;avrei conservato così. Pensai allora che non avrei potuto sbagliarmi, che aveva un significato, che le interpretazioni non disorientano se ciò a cui pensi è vero.&lt;br/&gt; Ammisi che dopotutto anch&amp;#8217;io vivevo di miele. E lo stesso, forse, nonostante gli indugi, era per te. &lt;br/&gt; Ti ricordai allora proteso verso di me, un gomito appoggiato sull&amp;#8217;angolo del tavolo, e il pensiero che in quel momento fossi certa di una cosa. Che ciò che avevo visto io, in quel fiore nascosto tra le pagine di Piovene, l&amp;#8217;avevi visto anche tu.&lt;br/&gt;Ma sbagliavo. Ed è per questo che hai ragione.&lt;br/&gt;Alle volte è meglio non guardare. E&amp;#8217; meglio difendersi da tutte le immagini, e sentirsi protetti tra le pareti bianche della propria stanza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/49001512128</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/49001512128</guid><pubDate>Sat, 27 Apr 2013 14:31:00 +0200</pubDate></item><item><title>Aprile, il mese del rutto libero.
Qui di seguito, allego parole intangibili mosse dalla brezza dei...</title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Aprile, il mese del rutto libero.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Qui di seguito, allego parole intangibili mosse dalla brezza dei ricordi dell&amp;#8217;adolescenza. Parole come rutti. Quale immagine migliore per un&amp;#8217;altra scena dell&amp;#8217;ultima consegna.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ripensai allora a mia madre. A quando, verso la fine della mia adolescenza, l’avevo incolpata di essersi sempre trattenuta, di non avermi mai dimostrato il suo affetto. Forse venivo da una storia finita male, o forse avevo bisogno di sfogare una sorta di frustrazione, ma ricordai l’esatto momento in cui l’accusai. Le dissi che mi aveva lasciato indietro per tutti gli anni in cui io avevo avuto bisogno di lei. Che non si era mai voltata per vedere se fossi lì, o se me ne fossi andato veramente. Che tutta la mia vita con lei era stato il ripetersi di quel giorno fuori dai cancelli di scuola con Nicola e sua madre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lei non mi guardò, e in quel suo silenzio sapevo fosse certa di una cosa. Che nel bene e nel male, l’avrei sempre seguita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-Mia madre non mi ha mai abbracciato.- disse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poi mi guardò.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;-Perché dovresti averne bisogno tu?&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/48811683216</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/48811683216</guid><pubDate>Thu, 25 Apr 2013 02:04:31 +0200</pubDate></item><item><title>Un soliloquio, o meglio, una di quelle cose di cui hai bisogno di liberarti (vedi anche alla voce:...</title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Un soliloquio, o meglio, una di quelle cose di cui hai bisogno di liberarti (vedi anche alla voce: gas intestinali)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ti ho offerto un&amp;#8217;ottima scusa. Una di quelle a cui io stessa preferisco credere. Perchè chiederti di avere fantasia anche per questo? Ti risparmio il tempo di pensarci. Creo una bella storia, e lascio che tu stesso possa usarla. Una storia possibile, una scusa razionale che sa di sensibilità. E sai, l&amp;#8217;ho ripensata come ad uno schiaffo, uno di quelli lanciati così, senza intenzione. E lo stesso schiaffo che ho subìto lo stavo aspettando. In fondo, mi chiedo, di che dolore potrei parlare ora?&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/48731917699</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/48731917699</guid><pubDate>Wed, 24 Apr 2013 02:01:00 +0200</pubDate></item><item><title>Quando ti sforzi di localizzare ciò da cui attingere, ecco che la tua testa diventa un labirinto di...</title><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Quando ti sforzi di localizzare ciò da cui attingere, ecco che la tua testa diventa un labirinto di nodi. Scrivi per riempire gli spazi bianchi, per asciugare una fatica che non puoi sentire sulla fronte. E poi, succede l&amp;#8217;inevitabile. Ti ritrovi a parlare di un&amp;#8217;altra cosa. E capisci solo dopo che è lì che devi andare.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Dopo queste quattro righe di sbobba, qui di seguito, una parte dell&amp;#8217;ultima consegna.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ricordai di quando mia madre veniva a prendermi all’uscita di scuola. Di quando lei tardava sempre, e io, che restavo in compagnia di Nicola e di sua madre di fronte ai cancelli, pensavo che lei si fosse dimenticata di me.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Allora mi guardavo in giro, controllavo l’angolo della via da cui sarebbe arrivata. Ma non vedevo nessuno. Così stavo fermo, aspettavo immobile. Sapevo che alla mamma di Nicola questo aspettare seccava, avevo sempre pensato di capirlo dal modo in cui mi guardava. Prima sorrideva, poi puntava lo sguardo sul mio giubbotto. Notava dov’era sgualcito. Quando aspettavamo, sembrava controllare ogni giorno se fosse stato riparato. Poi appoggiava le braccia sulle spalle di Nicola, lo accarezzava, il suo cappotto era nuovo. Alzava lo sguardo in fretta, e in quella velocità pensai di vedere qualcosa che solo molti anni più tardi seppi definire. La sua incapacità di aspettare, la presunzione del suo ruolo di madre. L’agire brusco di chi sa che il tempo va afferrato e reso il più utile possibile.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Lasciandomi influenzare da quel suo sguardo, mi sentivo geloso. Mia madre non mi aveva mai cinto le spalle in quel modo, e mi sentivo dubbioso, forse lei non si sarebbe fatta viva.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Alla fine però mia madre arrivava sempre.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Tuttavia una volta fu più in ritardo del solito. Ricordo la mamma di Nicola chiamarla ripetutamente al cellulare. Quando arrivò notai che singhiozzava. Non le chiesi mai perché avesse pianto quel giorno. Fu schiva, ringraziò la madre di Nicola e mi cinse le spalle. Non lo fece nel modo in cui avrei voluto, ma pensai che non avrei potuto chiederle di più. Mi trattenni. Non capii mai se per rispetto o per paura. Mi trattenni e basta.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Poi lei salutò, e si incamminò senza aspettarmi. Le corsi dietro. Allungai una mano verso di lei, anche se da lì vedevo solo i suoi gomiti. Ne sfiorai uno, e lei mi guardò. Col braccio scacciò via la mia mano. Un enorme peso si gonfiò col mio respiro. Io la guardai solo un attimo. Deglutì e sentii quel peso precipitare dentro di me, come fosse stata una pietra lasciata cadere in un pozzo. La sentii sbattere sul fondo e il suono, allora fattosi dolore, propagarsi fin sotto la pelle. Mi sentii rabbrividire, ma avevo caldo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;La lasciai camminare pensando di allontanarmi di qualche passo. Pensando che avrebbe capito. Ma non si voltò. Avanzai allora più veloce e in silenzio, finché le fui di nuovo vicino.&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/48650214876</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/48650214876</guid><pubDate>Tue, 23 Apr 2013 01:53:00 +0200</pubDate></item><item><title>Cerco l&amp;#8217;efficacia anche nei messaggi di posta privati
&amp;#8216;Allora, questo vuol dire che...</title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cerco l&amp;#8217;efficacia anche nei messaggi di posta privati&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8216;Allora, questo vuol dire che anche per lui sono una di quelle persone importanti che vuoi incontrare di nuovo.. Una di quelle persone per cui in fondo lo sai che vedersi vuole dire ancora qualcosa&amp;#8217;.&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/48232219503</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/48232219503</guid><pubDate>Thu, 18 Apr 2013 01:04:00 +0200</pubDate></item><item><title>Da quando ti ho incontrata, ho sempre pensato una...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/f0ca2be9b416633cf0a9c936d8bc0fe8/tumblr_ml6wi0B2Tu1rrqwjfo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Da quando ti ho incontrata, ho sempre pensato una cosa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;‘Un giorno ti guarderò con occhi diversi. Gli stessi con cui ora mi guardi tu: ricchi’.&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/47854580955</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/47854580955</guid><pubDate>Sat, 13 Apr 2013 12:44:24 +0200</pubDate></item><item><title>I cortili mi ricordano me. Alcune finestre sono aperte, altre...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/b59d5d3e0ee2fcd698f65e410e6ad2dc/tumblr_mkzolaVt3H1rrqwjfo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;I cortili mi ricordano me. Alcune finestre sono aperte, altre sono rotte. I teli coprono, o riparano dal sole e dalla pioggia. Comunque nascondono. Forse non c’è molto da vedere, ma tutto è lì.&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/47536648061</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/47536648061</guid><pubDate>Tue, 09 Apr 2013 15:10:00 +0200</pubDate></item><item><title>Essenzialità del &amp;#8216;non pensarci&amp;#8217;
Non c’è scrittore che prima o poi non ceda al...</title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Essenzialità del &amp;#8216;non pensarci&amp;#8217;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Non c’è scrittore che prima o poi non ceda al deplorevole impulso di tracciare i confini della propria poetica. Di solito, gli scrittori migliori procrastinano il più possibile quel momento teorico: più sano scrivere qualche buon libro, e solo poi (non senza riluttanza) stilare manifesti. Partire dal manifesto sperando che da esso scaturisca un buon libro non ha mai portato bene a nessuno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://lettura.corriere.it/l%E2%80%99autofiction-di-rousseau/" target="_blank"&gt;http://lettura.corriere.it/l%E2%80%99autofiction-di-rousseau/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/47451453897</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/47451453897</guid><pubDate>Mon, 08 Apr 2013 14:05:12 +0200</pubDate></item><item><title>
&amp;#8220;Macché. Le mie fantasie non erano le sue, ribadì più fermamente.Tanto che feci l’ipotesi:...</title><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&amp;#8220;Macché. Le mie fantasie non erano le sue, ribadì più fermamente.Tanto che feci l’ipotesi: forse stava sperimentando anche lei che la passione è un’altalena spinta dagli amanti; a un tempo sprona e affrena, rassicura e spaventa, arde e agghiaccia, gradisce e disdegna, avoca a sé e scaccia, “or mi tene in speranza ora in pena”. Io adesso ardevo, ma lei? L’unico dato che mi sembrò confortante fu la sua complicità. E’ probabile che volesse soprattutto tenerezza, non lo nego. Ma percepii, che per averla, era disposta a farsi complice perplessa. E allora abbandonai ogni pena. Diventai pieno di speranze. “Dammi la lingua” supplicai. E provai a baciarla.&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;D. Starnone - Segni d&amp;#8217;oro&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&lt;/p&gt;

&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ah, che emozione sapersi complici perplessi! Che gioia riempirsi di speranze. Sempre e continuamente. Per stare bene. Per poi convincersi di non provare vergogna per ciò che si è dato. E pensare:&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;Quanto mi sono sentito vulnerabile in tua presenza&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&amp;#8212;-&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;E alla fine dell&amp;#8217;essere complici cosa rimane?&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Nemmeno la tenerezza.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma continuiamo a spingerla questa altalena. Dopotutto (sappiamo che) non abbiamo abbastanza da dare per pretendere di divertirci con altri giochi.&lt;/p&gt;

&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/47123549716</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/47123549716</guid><pubDate>Thu, 04 Apr 2013 20:55:00 +0200</pubDate></item><item><title>Probabilmente questo, in una società così solida e sicura come...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/fc734d46bfaa2f6184bd906b73b2a2c0/tumblr_mk9v7i4I0l1rrqwjfo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Probabilmente questo, in una società così solida e sicura come la nostra, fatta di uomini e donne così consapevoli di sapere che loro sono ciò che fanno, ecco, questo non succederà mai.&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/46337535224</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/46337535224</guid><pubDate>Tue, 26 Mar 2013 15:35:42 +0100</pubDate></item><item><title>
Come tutti quelli che non pensano a niente da anni e segretamente credono che, volendo, avrebbero...</title><description>&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;Come tutti quelli che non pensano a niente da anni e segretamente credono che, volendo, avrebbero potuto pensare chissacchè, mi preoccupavo del peso e della gittata dei miei pensieri. Chiaramente sopravvalutavo entrambi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D. Starnone - Segni d&amp;#8217;oro&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Rendere pubbliche le proprie ossessioni. Cosa c&amp;#8217;è di più quotidiano e banale?&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/45907288822</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/45907288822</guid><pubDate>Thu, 21 Mar 2013 12:30:01 +0100</pubDate></item><item><title>La consegna voleva ch&amp;#8217;io fossi Mario Schifano. Perciò mi sono immersa in quei concetti...</title><description>&lt;p&gt;La consegna voleva ch&amp;#8217;io fossi Mario Schifano. Perciò mi sono immersa in quei concetti astratti che mi piace tanto concretizzare. O almeno, ho provato a rendere tali. E ho immaginato quale fosse stata la sua ispirazione per una collezione di quadri il cui titolo è &lt;strong&gt;Veduta Interrotta&lt;/strong&gt;.&lt;br/&gt;Da qui appunto anche il titolo del racconto. Sì, lo so, manco di fantasia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma io non sono un&amp;#8217;artista.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;_____________________________&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;
 &lt;w:WordDocument&gt;
  &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;
  &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;
  &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;
  &lt;w:PunctuationKerning/&gt;
  &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;
  &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;
  &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;
  &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;
  &lt;w:Compatibility&gt;
   &lt;w:BreakWrappedTables/&gt;
   &lt;w:SnapToGridInCell/&gt;
   &lt;w:WrapTextWithPunct/&gt;
   &lt;w:UseAsianBreakRules/&gt;
   &lt;w:DontGrowAutofit/&gt;
  &lt;/w:Compatibility&gt;
  &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;
 &lt;/w:WordDocument&gt;
&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Quel giorno, diversamente da tutti gli altri, mi svegliai all’alba.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Più tardi, durante la colazione, succhiai dal cucchiaino il caffè ancora bollente. Al contatto con la lingua pensai d’essere stato avventato, ma qualcosa distolse la mia attenzione. Mi ritrovai a fissare una foto appesa alla parete: rappresentava un paesaggio tipico della campagna. Osservai i cipressi, alti, uguali e ordinati. E in un attimo ricordai nostalgico i grattacieli dell’America.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Solo qualche anno prima lasciavo il porto di Napoli, la nave era immensa. I primi giorni ossessionavo la prua con la mia presenza, perché le onde che la nave falciava, le volevo falciare anche io. E tutto ciò con cui nutrivo il mio entusiasmo era quell’avanzare, quel costante movimento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Sapevo che era la stessa sensazione che mi aveva svegliato all’alba. Guardai la foto e sentii ancora quell’eccitazione scorrere dentro, fredda come la corrente atlantica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Vidi sul tavolo un cumolo di chiavi, poi quelle dell’auto, e più in là i vetri della finestra. Il cielo era incerto, presi l’ombrello, e nel giro di qualche minuto ero in macchina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;La radio trasmetteva le canzoni dell’estate passata, sembrava volessero rievocarne l’atmosfera. Ma non pensai alla stagione della vita da cui provenivo, alle tele che avevo dipinto di recente. Accelerai lasciandomi tutto alle spalle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Abbassai poi il finestrino, annullando la separazione tra me e il mondo. Sentii l’aria, era umida. L’autunno sarebbe arrivato presto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Continuai allora a viaggiare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Cominciai così a riflettere su quale combinazione di linee e colori avrebbero dato forma migliore a quell’eccitazione con cui mi ero svegliato. Mi persi nel viaggio che la mia mente stava affrontando. Immaginavo di tracciare quelle linee, come se fossero state il prodotto di un continuo movimento, l’impronta dei pneumatici del mio stesso viaggio. Pensai poi d’essere io stesso una linea e il viaggio insieme, e sentivo che presto avrei maturato un approccio nuovo alla prossima opera. Mi dissi però che il lavoro finito sarebbe stato un disegno inequivocabilmente fermo. E sentii questa riflessione così banale, tanto che mi convinsi sempre più dell’inutilità della ricerca e dello studio sul disegno. Tutto era molto più semplice se mi fossi limitato a fare, senza alcun filtro. Pensai a quanto fosse elementare e allo stesso tempo difficile. Guardai la strada che avevo di fronte. Quella era tutta dritta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Ad un tratto la radio ammutolì. Pensai che fosse una strana coincidenza di interruzioni. E come il conduttore aveva sospeso la trasmissione, così io avevo interrotto le mie riflessioni. Dopotutto sapevo che avevano assunto l’inefficacia delle canzoni estive.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Il mio viaggio continuò comunque. Tutt’intorno vedevo i campi gialli, gli alberi neri e le colline azzurre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Poi, all’improvviso, una folata di vento polveroso investì la mia autovettura, e sul parabrezza le goccioline di umidità catturarono dei piccoli frammenti neri. Accostai. Guardai nella direzione della nuvola scura, e scorsi poco lontano due sagome al centro di un campo. Erano intorno ad un grande falò fatto dei resti della trebbiatura. Vidi le sagome muoversi e prodigarsi con gesti apparentemente naturali per contenerlo. Allora sorrisi, perché anche quel metodo non era altro che il frutto di uno studio, di una ricerca affinata dai loro padri secoli prima. &lt;span&gt;E mi divertiva quanto io stessi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="MsoCommentReference"&gt;&lt;span&gt; ri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;fiutando il concetto di tradizione&lt;/span&gt;&lt;span class="MsoCommentReference"&gt;&lt;span&gt; p&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;ur cercando una sorta di evoluzione nel mio percorso.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; Forse non volevo andare da nessuna parte, ma avevo affrontato un viaggio, ed ero lì. Scesi dall’auto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Di tanto in tanto guardavo le due sagome, ma la mia attenzione veniva rapita dai frammenti che volteggiavano nel vento. Sembravano sfuggire anche loro alla stessa immagine di staticità che mi aveva ingannato poco prima. Osservai poi un frammento di cenere che si era appoggiato sul dorso della mia mano. Ma prima che potessi afferrarlo, un soffio di vento arrivò, spazzandolo via. In un attimo tutto mi sembrò più chiaro. Vidi in quel frammento ciò che mi sfuggiva, ciò che stavo cercando. Il frutto dell’eccitazione di quella mattina. Un’idea.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;La immaginai circondata da due elementi simili, l’aria ed il vento, che ora distinguevo con due diversi significati, quasi fossero separati da un abisso. L’aria era la costante possibilità di realizzare un’idea. Era carica d’ossigeno, di quel naturale bisogno che un concetto ha per divenire umano. Quanto al vento, lui era la realtà. Alle volte soffiava rumoroso e aggressivo, e spazzava via tutto, sogni ed intuizioni, crudelmente. Mi sentii aggredito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Ripensai allora a Goffredo, al concetto di realtà che vedeva nella mia pittura. E mi meravigliai di come si adattasse a questa situazione. La realtà era multiforme, violenta e pregnante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Ci fu un’altra folata di vento ed il contatto con la realtà fu così intenso che rinvenni dai miei pensieri. Persi quasi l’equilibrio, e feci un passo in avanti evitando di cadere. Sprofondai. E fu così che la realtà, fatta fango, mi costrinse a percepirla fin nella sua più sudicia consistenza. Mi sentii dapprima scomodo, poi disorientato. Cosa stavo cercando?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Il vento soffiò nuovamente, e la cenere e l’aria ed io eravamo un turbine di confusione. Mi mancò il fiato per un tempo indefinito.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Cominciò a piovigginare, e restai immobile, come in attesa. Quand’ecco che sentii arrivare l’ennesimo colpo, e raggelai temendo che avrebbe spazzato via tutto me stesso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Un frammento di cenere mi finì nell’occhio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Come fossi stato colpito mi piegai allora in avanti, e mi sembrò un inchino, quasi un gesto di resa alla realtà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Sfregai con forza la palpebra. La sfregai di nuovo e quando aprii l’occhio, vidi sfocato. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;E in quel momento appresi che il vento aveva portato via solo la mia confusione, e che la realtà si era insinuata nella mia vista, canzonandomi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Lasciai quel frammento nell’occhio e mi sollevai.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Vidi l’orizzonte dei campi, le nuvole infittirsi ordinate, pronte al temporale. E adesso tutto era una congiunzione di linee finalmente perfette.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/44956977702</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/44956977702</guid><pubDate>Sat, 09 Mar 2013 20:03:54 +0100</pubDate></item><item><title>Una parte dell&amp;#8217;ultimo scritto, il cui titolo, Limoni, è il fulcro di molti episodi della mia...</title><description>&lt;p&gt;Una parte dell&amp;#8217;ultimo scritto, il cui titolo,&lt;strong&gt; Limoni&lt;/strong&gt;, è il fulcro di molti episodi della mia infanzia. Un dilettantistico gorgheggio letterario fatto di ricordi aspri e terribili immagini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;No, stavolta non parlo di merda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nemmeno di letame.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Purtroppo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&amp;#8212;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Alen correva. Il succo di limone scendeva da un’estremità all’altra in una linea limpida, e seguiva la forma del frutto ora ammaccato. Ed allo stesso modo le lacrime di Alen curvavano sul suo viso: seguivano la linea delle sue guance senza alcun contrasto di colori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Trovò Anna all’ombra dell’ippocastano. Tutt’intorno ancora i frutti, i gusci, ed i fiori bianchi di zucchero. Le si avvicinò a braccia tese, ma lei si scansò e lo lasciò cadere a terra. Le ginocchia ora toccavano i fiori, e le sbucciature bruciavano, come se quelle zollette si fossero fatte sale. Alen restò a terra fra i cristalli. Curvò la schiena, nascose la testa e diventò un guscio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Ma come i gusci di quei frutti piccoli e marroni erano morbidi e indifesi, così era lui nel suo gesto. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Anna strinse i pugni e l’osservò, ma sapeva di non essere pronta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Poi vide il limone.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;La punta era in ombra, eppure lei riusciva a vederla lo stesso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Sapeva che era bellissima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Sciolse i pugni. Gli si avvicinò, e anche le sue ginocchia erano sui fiori. Allargò le braccia, e Alen sentì un dolce tepore tutt’intorno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://annaantipova.tumblr.com/post/43418282440</link><guid>http://annaantipova.tumblr.com/post/43418282440</guid><pubDate>Mon, 18 Feb 2013 20:19:00 +0100</pubDate></item></channel></rss>
